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Ex voto dipinti. Due esempi

Tra gli ex-voto esposti che provengono da santuari locali, meritano un’attenzione particolare quelli che rappresentano il battesimo dei bimbi morti: fino alla seconda metà del Settecento, infatti, vi sono in Francia, Svizzera e Italia (in particolar modo nelle aree di cultura walser) alcuni santuari in cui i bambini, nati morti, “risorgono” per il tempo necessario ad essere battezzati, ciò che permette loro di evitare la permanenza eterna nel limbo.

Tra questi luoghi di culto – denominati del “répit” (respiro) o “del ritorno alla vita” – si annovera anche il santuario del Boden a Ornavasso.

L’ex-voto dipinto messicano illustra un testo scritto, il quale racconta le circostanze della guarigione o della salvezza.

L’usanza degli ex-voto segue gli Spagnoli nel Nuovo Mondo. Durante l’epoca coloniale e fino alla fine dell’Ottocento, l’offerta di dipinti votivi è usanza quasi esclusiva delle persone facoltose. Dopo il raggiungimento dell’indipendenza dalla Spagna, il popolo si appropria di questa usanza, mentre i ceti abbienti, di contro, la abbandonano. Ciò comporta anche un cambiamento di ordine tecnico e stilistico nella produzione di ex-voto: si passa dai dipinti su tela a quelli su latta.

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