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Siro Penagini

Nato a Milano nel 1885, si iscrive nel 1905 all’Accademia di Brera lasciandola l’anno seguente per trasferirsi a Monaco di Baviera, dove rimane fino al 1909 e frequenta la Reale Accademia, entrando in contatto con le contemporanee tendenze artistiche europee, con la pittura dei fauves e degli espressionisti.
Ritorna in Italia e vive fino al 1913 a Milano e a Caravate, in provincia di Varese, nel 1914 si trasferisce a Terracina, mentre tra il 1918 e il 1919 soggiorna a Positano, dove si dedica alle nature morte, soprattutto con pesci e frutta, utilizzando colori solari e composizioni misurate. Rientrato a Milano nel 1920, si isola volontariamente dal panorama artistico “ufficiale”, anche se partecipa alle Biennali di Venezia dal 1920 al 1948.
Nel 1923, dopo essersi sposato, si trasferisce a Solcio, sul lago Maggiore, in una casa rustica che restaura e amplia. Partecipa alla prima e alla seconda Mostra del Novecento Italiano, ma condivide solo alcuni aspetti di questo movimento; egli si oppone allo sfaldamento impressionista della forma e restituisce sulla tela un’architettura del paesaggio, fatta di pesi e volumi.
Nel 1937 partecipa alla decorazione del Palazzo di Giustizia di Milano, affrescando Mosè che detta le leggi.
Muore a Solcio nel 1952.


Fetta di zucca e frutta, 1920


Paesaggio Invernale, 1930


Piazza S. Stefano (Milano), 1935

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