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150 TROUBETZKOY

La mostra di riapertura del Museo del Paesaggio, in occasione dei centocinquant'anni dalla nascita, vuole indagare il personaggio Paolo Troubetzkoye le sue esperienze attraverso sculture in gesso, parte del patrimonio di opere donate al museo dagli eredi dell’artista per sua stessa volontà. Si tratta di opere fondamentali nella formazione di uno scultore definito ‘impressionista’ da gran parte della critica internazionale. Il percorso espositivo si sviluppa, lungo le prime sale, attraverso la presentazione di opere, fotografie e documenti storici che illustrano la figura dello scultore, il suo rapporto con il di Verbania e del lago Maggiore che le sue esperienze internazionali. 
Vengono ricordati i suoi maestri, i mecenati che lo lanciarono nel mondo della cultura milanese e parigina, oltre che gli illustri personaggi che incontrò e che influenzarono la sua formazione come D'Annunzio e Shaw.

Termina il percorso una piccola perla costituita dalla ricostruzione parziale del suo amato studio francese realizzata partendo dall’analisi di alcune foto storiche in possesso del Museo.

INGRESSO:
Palazzo Viani Dugnani
via Ruga, 44 - Verbania
Ingresso disabili da via Marconi

PREZZI:
Intero: 4,00 €
Ridotto: 2,50 €
Scolaresche: 1,00 €
Gratuito per disabili e un accompagnatore.
Ingresso gratuito per i residenti a Verbania la prima Domenica del mese e tutti i Martedì pomeriggio.

MAR > VEN : 11:00 - 18:00
SAB - DOM : 10:00 - 19:00

INFORMAZIONI:
Sede legale:
via Ruga, 44 - 28922 - Verbania (VB)
-
0323 556621 - segreteria@museodelpaesaggio.it
www.museodelpaesaggio.it - Museo del Paesaggio

 

Immaginare il giardino. Tre secoli di rappresentazione giardinistica

a cura di Michael Jakob

25 giugno - 2 ottobre

Immaginare il Giardino. Tre secoli di rappresentazione giardinistica

a cura di Michael Jakob.

Inaugurazione: 25 giugno, ore 11.00, Villa Giulia, Pallanza

Orari di apertura: MAR - VEN : 14:00 - 18:00 / SAB - DOM : 10:00 - 18:00 

PREZZI:
Intero: 4,00 € - Ridotto: 2,50 €

"Il modo più profondo per imparare a conoscere un giardino non sempre è quello immediato della visita in loco, ma talvolta l’attenta lettura, che passa attraverso il filtro di immagini e descrizioni. Poiché ogni giardino è sottoposto alle leggi di mutabilità, ossia agli effetti del lavorio del tempo, spesso anche i giardini importanti rimangono impressi nella mente soltanto grazie a documenti iconici. Senza il contributo delle arti (disegno, pittura, fotografia, film) tante opere giardinistiche sarebbero cadute nell’oblio. Per creare un giardino, occorreva, prima di tutto, immaginarlo, sognarlo, ed è in questo contesto che l’arte ha rivestito un ruolo essenziale. Un ruolo che riguardava anche il presente.  La stampa, la forma artistica privilegiata nei secoli per divulgare, tematizzare, enfatizzare o celebrare il giardino, assumerà una funzione centrale. Le opere in mostra sono la testimonianza concreta della qualità e della diversità del giardino rappresentato attraverso i secoli. Si tratta di originali rarissimi, difficilmente accessibili anche agli specialisti. La nostra scelta diacronica presenta alcune immagini-chiave, atte a spiegare la costruzione dell’immaginario del giardino attraverso il Seicento, il Settecento e l’Ottocento. Le incisioni olandesi di fine Seicento introducono in una specie di Wunderkammer: lo spazio espositivo interno diventa il luogo di una passeggiata che conduce lontano. Oltre a essere documenti topici, le magnifiche rappresentazioni settecentesche di giardini romani di Giuseppe Vasi testimoniano l’incontro tra l’arte del giardino e la maestria dell’incisore al loro apice. È un uomo di terreno il grande giardiniere austro-tedesco Rudolph Siebeck, perciò i suoi esercizi di stile di pura fantasia servono ancora da modello per i paesaggisti odierni. La serie di tavole che Le Rouge voleva interminabile, e che invece sarà interrotta dalla Rivoluzione Francese, narra della mescolanza postmoderna e della crisi stilistica che persistono sino ai giorni nostri nell’arte del giardino e nell’architettura del paesaggio. L’altro elemento estetico, solo apparentemente antifrastico, proviene dall’universo dei filmati d’avanguardia del XX secolo. Gli esperimenti oggi poco conosciuti, o ingiustamente dimenticati, di Marie Menken, Stan Brakhage o Chris Welsby, artisti che hanno scelto sorprendenti universi vegetali come specchio delle loro fantasie e proiezioni mentali, permettono di immedesimarsi corpo e anima nello spazio poetico e infinito del giardino."

 

 
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